martedì 17 novembre 2009

Il Neoaristocratico cede il passo a"Il Culturista"

Ahimè, da oggi va in letargo, rallentando notevolmente la sua attività, dopo due anni di gloriose fatiche, questo bloggino personale. E' infatti on-line la nuova rivista di cultura e pensiero "Il Culturista",
diretta dal sottoscritto e da Mario Bozzi Sentieri.
Visitateci e iscirvetevi: www.ilculturista.it

venerdì 13 novembre 2009

Il nemico si batte con l'intransigenza

Con presunzione somma, pubblico quest'oggi un mio articolo che da seguito alla polemica tra il sottoscritto, il regista teatrale Sergio Maifredi, il presidente della Fondazione cultura del comune di Genova, professor Borzani e il direttore della redazione genovese del Giornale, il noto giornalista Massimiliano Lussana. Oggetto del contendere la figura del professore citato e la politica culturale della sinistra.

No, non ci sto. Caro Massimiliano, caro Sergio, consentitemi di dissentire fieramente dalla vostra difesa d’ufficio del mirabolante professor Borzani, Presidente della Fondazione Palazzo Ducale. Voi prendete le sue parti enumerando le gesta magnanime del nostro, in quanto gran lavoratore, vivace animatore del palazzo, brillante organizzatore, ma soprattutto aperto e dialogante polo dialettico per tutti coloro che intendano proporre cultura libera nella nostra città. Detto e ridetto della mia opinione riguardo al livello delle proposte (mediocre) e delle capacità del professore (burocratiche), non ho mai negato il suo attivismo e la sua abilità nelle relazioni politiche, anche nei confronti della parte avversa. Il mio attacco è ben più radicale ed è volto soprattutto a mettere in discussione la gestione culturale della città da parte della sinistra, di cui Borzani è oggi l’elemento di punta. Sono trent’anni che ci sparacchiano addosso, che chiudono portoni in faccia a chi non ha la tessera, che ci propinano le stesse fandonie, i medesimi aborti ideologici che tanto ci condizionano e condizionano la città. Love and peace, Costituzione uber alles, W il terzo mondo, Italiani colpevoli d’ogni delitto, arte come bruttura e provocazione, marxismo riverniciato etc. etc. E intanto continuano a raccattare per strada cervelli deboli, che si trasformano in voti. Il professor Borzani è e rimane l’esemplare epigono della razza. Con l’aggiunta sublime dell’apertura al dialogo, inappuntabile frutto di stagione, bufala post-ideologica in salsa rossa. La nostra battaglia contro certi atteggiamenti e certe smanie d’imperialismo culturale deve essere radicale, assoluta. L’avversario non si batte con le carezze e la benevolenza. L’avversario si batte con la forza e l’intransigenza. Se tutti gli studiosi, gli organizzatori, gli artisti che a Genova negli ultimi trent’anni hanno subìto gravi limitazioni nell’espressione del proprio pensiero da parte dell’amministrazione di sinistra potessero parlare! Altro che appeasement, altro che dialogo! Fino a che non metteremo in discussione i boiardi che governano la costruzione delle idee, Genova rimarrà monocolore, imbrigliata da un sistema nefasto. Non mi stancherò mai di ripetere che i compromessi, in questi frangenti, sono sintomo di debolezza. Noi non dobbiamo scendere a patti. Noi dobbiamo imporre le nostre idee di libertà e di meritocrazia, la nostra cultura poliforme, che è ricchissima e in piena evoluzione. La vittoria verrà da sé, perché oggi è il nostro modello ad essere vincente.

Maurizio Gregorini

giovedì 12 novembre 2009

GIANFRANCO FINI SU EMIGRAZIONE E LEGA GENOVA 27/8/2009

L'ombra di Fini

Era l'ombra di Gianfranco Fini, quella che ieri sera aleggiava nell'ospedaliero studio di Otto e mezzo. Smagrito, segnato in volto come un soldatino di piombo, occhiaia e rughe degne di Durer, ci ha ricordato quei ritratti stravolti di Egon Schiele. Quel che è peggio, dal trasmigratore d'anime destre trapelavano una stanchezza e una carenza di energìe sorpendenti. Fini si è fatto mettere sotto per tutta la puntata da quel baldacchino con le labbra a Zodiac della Gruber e da quel mammasantissima moscio moscio di Massimo Franco, editorialista alla valeriana del Corriere della Sera. Il guerriero ciceroniano di una volta, maestro d'oratoria e combattente dell'eloquio, soltanto un ricordo. La verve feroce e talvolta velenosa, annacquata e resa sterile da un garbo istituzionale napolitanesco. Che dire? Forse con la carica a Presidente della Camera si è spenta la velleità, forse la giovane moglie e gnocca gli risucchia le interiora; oppure i marmocchi strombazzanti non lo lasciano più dormire. Magari è un coacervo di tutti questi motivi che ha reso il baldanzoso ex capo di AN, un agnellino putipù con il pannolone sporco. (Domani, comunque Don Gianfranco sarà a Genova, la nostra città, per un incontro a inviti a cui parteciperemo. Vi renderemo conto delle ultime impressioni.) Sta di fatto che un Fini così non fa più paura a nessuno, a prescindere dalle sparate e dai gorgheggiamenti di Fare Futuro. Potrebbe essere il caso di una serata storta, ma non è la prima volta che lo vediamo affaticato. In alcuni istanti ci pervade la nostalgia di quel galgliardo conducator, dal piglio cesariano e dai modi eleganti. Capita anche di trovarsi ancora d'accordo con lui, quando s'impunta su questioni di trasparenza e onestà. Ma per il resto, di Gianfranco Fini, quello che conoscemmo anni addietro, è rimasto, ahimé, poco o nulla.

mercoledì 11 novembre 2009

Riforma organica della giustizia o nisba

Una riforma organica, una vasta ristrutturazione della giustizia. Di questo il paese ha bisogno, fra le priorità assortite che ci assillano. E solo all'interno di un'ampia mutazione effettivamente utile a rimettere in ordine il devastato panorama giudiziario, può trovare posto la barriera anti-giustizialismo. Provvedimenti singoli non hanno più ragione d'esistere, sono vent'anni che mettiamo tapulli ai gomiti e pezze alle chiappe, è giunto il momento di rovesciare come un calzino la materia.Dalla separazione delle carriere all'abbreviazione drastica dei processi, dall'informatizzazione completa dei tribunali all'assenteismo dei giudici, dalla certezza della pena alla riduzione del numero delle leggi. Il blocco della giustizia nel nostro paese allontana gli investitori esteri, penalizza gli onesti a vantaggio dei disonesti, rallenta la circolazione dei liquidi, affanna l'economia, rende più arditi i criminali, fa di alcuni magistrati una banda politicizzata e arrogante, espone i cittadini ad ogni sorta di sopruso impunito. Dobbiamo aggiungere altro? Se Berlusconi e il centrodestra vogliono davvero cambiare il paese, come vanno cianciando da quando sono al governo, sciolgano una volta per tutte il nodo gordiano e spezzino il cerchio perverso che si è formato, direi incancrenito.

martedì 10 novembre 2009

Mi dissocio

Sì, mi dissocio. Mi dissocio dai paladini della difesa a oltranza dell'indifendibile, da tutti coloro che ad ogni stormir di foglia giudiziaria gridano al complotto, alle trame oscure, all'attacco incrociato della magistratura. E mi dissocio in particolare dalla levata di scudi contro il giudice che persegue l'onorevole sottosegretario Cosentino. Quasi tutti i quotidiani schierati dalle nostre parti, Libero di Belpietro, Il Giornale di Feltri, Il Tempo alzano i loro strali contro l'attacco intenzionale pre-elezioni, la battaglia continua delle toghe. Non ci credo, in questo caso sono balle e faremmo molto meglio, noi gente di destra, a guardare in faccia la realtà: ci sono uomini del Sud, nel PDl, che sono implicati con la malavita organizzata. Così come ce ne sono nelle fila del PD e dell'IDV. Soltanto riconoscendo la malattia si può curarne l'origine e finalmente fare i conti con la vexata quaestio. In particolare, nel caso dell'onorevole (o forse sarebbe meglio dire "dell'uomo d'onore") Cosentino ci sono fortissimi dubbi sulla sua indipendenza dalla cosca dei casalesi. Originario di quel territorio, il sottosegretario vanta parentele plurime e strettissime con i boss di Casal di Principe, forse la zona a più alta incidenza camorristica e malavitosa del paese. Inoltre può far valere uno spropositato numero di voti in una zona dove non si va da nessuna parte senza l'appoggio della camorra. Sono numerosi gli indizi di collusione, lungo l'elenco dei contatti sospetti. Ora, poniamo che Cosentino, nonostante tutto, sia rimasto puro e lindo come una mammoletta, indenne da ogni contaminazione, ma vi sembra giusto che il cognato di un importante capo camorrista, sospettato da tempo di vicinanza, sieda in Parlamento come sottosegretario? Come minimo non avrebbe essere mai stato candidato! In questo frangente mi trovo d'accordo con Saviano, che esprime lo stesso mio pensiero. Il magistrato che sta mettendo Cosentino sotto torchio sta solo facendo il suo dovere, quello che molti altri suoi colleghi faziosi non fanno da tempo: perseguire i disonesti a norma di legge. Il centrodestra deve dunque smetterla di far di tutta l'erba un fascio e di difendere chi porta voti sporchi in maniera così eclatante. Sia chiaro, il ralismo politico suggerisce che talvolta è indispensabile venire a patti con il controstato, se si vuole governare il paese. Ma a tutto c'è un limite, quello della pubblica opinione, che di questo passo finirà con l'allearsi alla magistratura anche nelle battaglia più faziose.

lunedì 9 novembre 2009

Il non pensiero finiano

Gianfranco Fini e gli uomini del suo pensatoio Fare Futuro, sostengono di essere al lavoro per elaborare una nuova sintesi di pensiero. Sarebbe in crescita, a sentir loro, una superba concrezione post-ideologica, poggiante su contributi diversi e totalmente aperta alla praxis. A questo flusso positivo si collegano le esternazioni e le (apparentemente) spiazzanti prese di posizione finiane degli ultimi tempi, un pò istituzionali, un pò ecumeniche. A noi sembra invece che tutto, o quasi tutto ciò che proviene dalla banda post-aennina al seguito del Presidente della Camera, appartenga alla categoria del non pensiero. Ciechi e conformisti troviamo anche i richiami alla caduta delle idee-forza e all'abbattimento delle frontiere ideologiche. Ma andiamo con ordine: Nonostante i peana all'originalità e all'innovazione culturale, i Finaieri (gente finiana fino a ieri fascista) propongono argomenti e tesi appiattite su un generico liberalismo di facciata, che schiaccia l'occhio alla socialdemocrazia. Modernizzare e stare al passo coi tempi non significa riverniciare tesi obsolete o buttarsi a pesce nella buridda alla livornese dell'accozzaglia laico-liberale. Una lunga serie di luoghi comuni già visitati dalla storia novecentesaca popolano le proposte dei Financo ( gente finiana che dice di essere ancora di destra, ma....) Un coacervo di assonanze sinistre echeggia fra le pieghe del politically correct e del sarkozismo annacquato. Nessuno slancio autentico, scarso coraggio nell'osare, pochissime idee realmente nuove. Integrazione degli immigrati (e vabbé, hanno scoperto l'acqua calda), dialogo con le opposizioni (ma va là?), aperture al mercato (dove l'ho già sentita questa?) etc. etc. Chissà quale società rinnovata ne verrà fuori dale brillanti elucubrazioni del professorone Alessandro Campi, l'uomo dal pensiero debole e dalle banalità robuste! Non parliamo poi del cogente e ribadito approccio post-ideologico che correda ogni esternazione dagli unti del signor De Lapalisse . Oh mio Dio, ma ancora c'è qualcuno che ci crede? O forse è il caso di aprire gli occhi e rendersi conto che nuove nebulose ideali si stanno formando sotto ai nostri cocchi mentre altre ancora sopravvivono al tempo e alle fesserie dei Finenti ( soldati di Fini nati al tramonto)? L'uomo, questo cazzone con un pò di cervello fra le ossa del cranio, ha bisogno primario di lumi ideali, di carrozze su cui salire per non perdersi fra le nebbie dell'esistenza. Gli abbiamo tolto il sacro e ora pure le idee gli vogliamo portar via? Non sarebbe il caso di essere un tantinello più realisti e lavorare invece per costruire il domani su basi più robuste e razionali del passato anziché disperdere le energìe e le speranze nel vuoto pneumatico e nell'imbarazzante fragilità del non pensiero d'accatto?